Isan, la Thailandia del nord-est: cosa vedere

L'Isan è la Thailandia più autentica: templi khmer, il Mekong, festival colorati e cucina d'intensità unica. Ecco cosa vedere, quando andare e come arrivarci.

Pubblicato il · Aggiornato il · La Redazione di Vacanze in Thailandia

Isan, la Thailandia del nord-est: cosa vedere

Se pensi che la Thailandia sia solo spiagge turchesi e templi dorati, l’Isan ti farà cambiare idea. È la grande regione del nord-est del Paese, un altopiano di risaie e foreste che corre fino al fiume Mekong e ai confini con Laos e Cambogia: qui il turismo di massa non è mai arrivato e la vita scorre al ritmo dei mercati all’alba, delle feste di paese e del riso glutinoso (sticky rice) che si mangia con le mani. In questa guida ti portiamo nei luoghi più belli della regione, dai templi khmer ai festival più colorati del Paese.

Le vecchie case di legno e le insegne d'epoca del molo di Nong Khai (T E Pier Market) sul fiume Mekong, nel nord-est della Thailandia

©️ @Marco Corallo

Cosa è l’Isan

L’Isan è la regione più vasta e meno conosciuta della Thailandia: 20 province su un altopiano secco e ventoso, chiuso a nord dal Mekong e a sud dalla Cambogia. Qui si parla l’isan, dialetto molto vicino al laotiano, si ascolta la molam, la musica folkloristica della regione, e si mangia più piccante che nel resto del Paese: un mondo a parte, a poco più di un’ora di volo da Bangkok, da esplorare con calma.

I templi khmer: Phimai e Phanom Rung

Le pianure dell’Isan sud-orientale sono costellate di rovine dell’impero khmer, e due siti valgono da soli il viaggio. Il primo è Prasat Hin Phimai, nella provincia di Nakhon Ratchasima: uno dei templi khmer meglio conservati della Thailandia, sulla strada che collegava l’impero ad Angkor. Il parco archeologico è aperto tutti i giorni (in genere dalle 7:30 alle 18), biglietto 100 baht; il museo nazionale accanto raccoglie reperti della regione.

Il prang principale del tempio khmer di Phimai, nel parco archeologico della provincia di Nakhon Ratchasima, nell'Isan

©️ @Philip Nalangan – CC BY 4.0

Il secondo è Phanom Rung, nella provincia di Buriram: un santuario dedicato al dio Shiva in arenaria rosa sul bordo di un vulcano spento, tra i complessi khmer più scenografici del Paese. È aperto dalle 6 alle 18, biglietto 100 baht, con biglietto cumulativo anche per il vicino Prasat Mueang Tam. A fine aprile, durante il festival di Phanom Rung, i raggi del sole sorgente si allineano attraverso le 15 porte del santuario. Buriram, tra l’altro, è la provincia natale di Lisa delle Blackpink, la pop star thai più famosa al mondo, che ha portato qui nuova fama internazionale.

Il viale processionale con statue di naga del tempio khmer di Phanom Rung, in provincia di Buriram, nel nord-est della Thailandia

©️ @Philip Nalangan – CC BY-SA 4.0

Il Mekong: da Nong Khai a Chiang Khan

Il confine nord dell’Isan è disegnato dal Mekong e la vita qui si concentra sul lungofiume. A Nong Khai, la cittadina collegata da un ponte alla vicina capitale del Laos, Vientiane, il molo al tramonto è il ritrovo di thailandesi e viaggiatori. A 3 chilometri dal centro, Sala Keoku (noto anche come Wat Khaek) è un parco di sculture giganti in cemento ideato alla fine degli anni ‘70 dal mistico laotiano Boun Leua Sulilat, tra Buddha, divinità indù e creature fantastiche: aperto tutti i giorni dalle 8 alle 18, con biglietto simbolico di circa 40 baht. Il parco ha un suo gemello sulla sponda laotiana del Mekong, il Buddha Park vicino Vientiane.

Tieni bene a mente: il Primo Ponte dell’Amicizia thai-lao, inaugurato nel 1994, non si attraversa a piedi. Per passare in Laos e visitare Vientiane si usa uno shuttle bus che collega i due valichi doganali.

A chiudere c’è Chiang Khan, nella provincia di Loei (all’estremità nord dell’Isan): case di legno sul Mekong, walking street serale con street food e, all’alba, i monaci che ricevono le offerte lungo la riva. Passaci una notte: la sera il lungofiume si accende di lanterne e il tempo sembra rallentare.

Wat Phu Tok, il tempio della montagna solitaria

Uno dei luoghi più incredibili dell’Isan è Wat Phu Tok, nella provincia di Bueng Kan, vicino al confine laotiano. “Phu Tok” significa “montagna solitaria” in isan: un pilastro di arenaria che si alza isolato dalle pianure, dove il monaco Ajahn Juan fece costruire passerelle e scale di legno che salgono per sette livelli, tra grotte e celle di meditazione. Il tempio è vivo e l’accesso è libero: dal sesto livello la vista spazia fino al Mekong.

Il pilastro di arenaria di Wat Phu Tok, con le passerelle di legno che salgono ai sette livelli del tempio, nella provincia di Bueng Kan

©️ @Erwannjacquin – CC BY-SA 4.0

Tieni bene a mente: le passerelle sono strette e in parte sospese sul vuoto. Se soffri di vertigini, fermati ai primi livelli; per raggiungere il sito serve un mezzo proprio o un driver, da Nong Khai per la strada 212 lungo il Mekong.

Le città: Khon Kaen, Udon Thani, Ubon Ratchathani e Korat

Le grandi città dell’Isan sono le basi naturali per esplorare la regione: ognuna è il punto di partenza ideale per una parte diversa del nord-est.

Khon Kaen

Khon Kaen, capitale commerciale e universitaria della regione, si sviluppa intorno al lago Bueng Kaen Nakhon. Sulla riva si erge il Wat Nong Wang, con la sua pagoda bianca e dorata di nove piani: salendo in cima si domina tutta la città. Il museo nazionale di Khon Kaen racconta millenni di storia del nord-est, dai reperti preistorici alla scultura dvaravati, ed è una tappa perfetta per inquadrare la regione prima di esplorarla. La sera il lungolago si riempie di bancarelle di street food: fermati per un som tam e un gai yang con il riso glutinoso (sticky rice), come fanno gli studenti dell’enorme università locale.

La pagoda bianca e dorata di nove piani del Wat Nong Wang, sul lago Bueng Kaen Nakhon a Khon Kaen, nel nord-est della Thailandia

©️ @Marco Corallo

Udon Thani

Da Udon Thani, a un’ora di strada da Khon Kaen, partono due esperienze molto diverse: il sito archeologico di Ban Chiang, patrimonio UNESCO per le tombe preistoriche e la ceramica dipinta, e il mare di ninfee rosse.

Le ninfee rosse in fiore sul lago Nong Han, il mare di ninfee di Kumphawapi vicino a Udon Thani, nel nord-est della Thailandia

©️ @ToeHA – CC BY-SA 4.0

Da dicembre a febbraio il lago Nong Han, a circa 45 chilometri da Udon Thani, si copre di milioni di ninfee rosa: è il Talay Bua Daeng, nel distretto di Kumphawapi. La fioritura si ammira al meglio al mattino presto, dalle 6 alle 11, quando i fiori si aprono al sole; le barche piccole per due persone costano 300 baht, quelle grandi fino a 500, per un giro di circa un’ora in mezzo ai fiori.

Ubon Ratchathani

Ubon Ratchathani è la base ideale per l’estremo orientale della regione. Da qui si raggiungono il parco nazionale di Pha Taem, dove le pitture rupestri si affacciano sul Mekong, e Sam Phan Bok, la “cascata di pietra” scavata dal fiume nella roccia vulcanica, soprannominata il Grand Canyon della Thailandia. In città merita una visita il Wat Thung Si Mueang, con la sua sala di preghiera in legno sospesa su un laghetto, e a luglio si tiene il grandioso festival delle candele che apre la Quaresima buddhista.

Un carro di cera dorata scolpita con cavalli al galoppo, esposto per il festival delle candele di Ubon Ratchathani, nel nord-est della Thailandia

©️ @Marco Corallo

Korat (Nakhon Ratchasima)

Tutti la chiamano Korat, ma il nome ufficiale è Nakhon Ratchasima: è la città più grande dell’Isan e la porta d’accesso naturale della regione, visto che treni e bus da Bangkok la raggiungono per primi. È la base più comoda per Phimai e per le attrazioni di Buriram come Phanom Rung, e alle porte della città si estende il parco nazionale del Khao Yai. In centro vale la pena fermarsi al monumento di Thao Suranari (chiamata Yamo), l’eroina che secondo la tradizione liberò Korat dall’invasione laotiana del 1826, e al Wat Sala Loi, il tempio sul fiume con la moderna sala in cemento a forma di barca. La sera, i mercatini intorno alla zona di Yamo sono tra i più vivaci dell’Isan.

Il monumento di Thao Suranari (Yamo) a Korat, con le statue dei guerrieri e le ghirlande di fiori gialli offerte dai visitatori, nel nord-est della Thailandia

©️ @Marco Corallo

I festival più colorati

Nessuna parte della Thailandia festeggia come l’Isan. I tre appuntamenti più spettacolari:

  • Bun Bang Fai (Yasothon): il festival dei razzi, a maggio, prima dei monsoni. Per tre giorni i villaggi competono con razzi artigianali giganti per chiedere alla pioggia di arrivare, tra parate e musica molam (nel 2027: 14-16 maggio).
  • Phi Ta Khon (Dan Sai, provincia di Loei): la “festa dei fantasmi”, con sfilate di maschere di legno dai colori stridenti, campanelli e lunghi nasi falici, legate alla leggenda del principe Vessantara. Si svolge di solito tra metà giugno e l’inizio di luglio, dura tre giorni ed è gratuita; le date cambiano ogni anno e vengono annunciate solo poche settimane prima, quindi verificale prima di prenotare.
  • Candle Festival (Ubon Ratchathani): a luglio, all’inizio della Quaresima buddhista, che dura tre mesi, la città sfila con candele di cera scolpite alte come edifici, frutto di mesi di lavoro degli artigiani.

La cucina isan e il riso glutinoso (sticky rice)

Mangiare nell’Isan è un’esperienza a parte: è la cucina più piccante e decisa della Thailandia, e la ritrovi ovunque, dai mercati ai ristoranti di tutto il Paese. I piatti simbolo:

  • Som tam: l’insalata di papaya verde pestata al mortaio, con lime, pesce fermentato e peperoncino. Nasce proprio qui, al confine con il Laos.
  • Larb: un’insalata a base di carne o pesce tritati, con lime, erbe di montagna e riso tostato. È il piatto simbolo dell’Isan.
  • Gai yang: il pollo marinato alla griglia, che profuma ogni mercato della regione.
  • Khao niao: il riso glutinoso (sticky rice), che qui non manca mai in nessuna tavola del Nord-est della Thailandia.

Un pasto tipico dell'Isan su un tavolo di legno: som tam (insalata di papaya verde), gai yang (pollo alla griglia) e riso glutinoso (sticky rice) avvolto in un sacchetto di plastica, in un ristorante del nord-est della Thailandia

©️ @Marco Corallo

Per un quadro completo dei piatti thailandesi, dai grandi classici allo street food, ti rimandiamo alla nostra guida su cosa mangiare in Thailandia.

Come arrivare e quando andare

Arrivare nell’Isan è facile. Da Bangkok partono voli di circa un’ora per Khon Kaen, Udon Thani, Ubon Ratchathani e Buriram, sia da Don Mueang sia da Suvarnabhumi: prenotando in anticipo, i biglietti si trovano spesso a meno di 1.000 baht a tratta. In alternativa c’è il treno: dalla stazione centrale di Krung Thep Aphiwat la linea nord-orientale raggiunge Nong Khai e Ubon Ratchathani in 8-11 ore secondo il convoglio (dai 200 baht in seconda classe ventilata fino a 1.500 in prima classe con aria condizionata). Le corse notturne con cuccetta sono un’esperienza in sé e ti fanno guadagnare una notte d’albergo; in bus, i collegamenti da Mo Chit sono frequenti ed economici. Per capire come combinare voli, treni e bus nel resto del Paese, ti rimandiamo alla nostra guida su come spostarsi in Thailandia.

Un murale di street art ad Ubon Ratchathani con un treno colorato che collega Ubon a Bangkok, pieno di personaggi stilizzati tra i vagoni

©️ @Marco Corallo

Il periodo migliore per visitare l’Isan va da novembre a febbraio: stagione secca, con giornate calde e notti fresche. Da marzo a maggio il calore è forte e l’aria si riempie di foschia per gli incendi agricoli; da giugno a ottobre i monsoni portano piogge frequenti, soprattutto nel pomeriggio, ma anche risaie verdi e paesaggi rigogliosi. Se il tuo obiettivo è il mare di ninfee, il periodo è proprio dicembre-febbraio. Per il quadro completo delle stagioni in tutto il Paese, ti rimandiamo alla nostra guida su quando andare in Thailandia.

I nostri consigli pratici

  • Le distanze sono grandi: non sottovalutarle. Basati nelle città principali e muoviti per tappe, usando i voli interni per coprire i tratti lunghi.
  • Contanti: nelle campagne si paga tutto in contanti e gli sportelli sono solo nelle città. Avere da subito un po’ di baht in banconote di piccolo taglio ti semplifica la vita.
  • La lingua: fuori dalle grandi città l’inglese si parla poco. Il tuo migliore alleato sarà Google Translate, anche con la fotocamera per tradurre i menu.
  • Vestiti per i templi: spalle e ginocchia coperte, e togliti le scarpe all’ingresso.

L’Isan non è una destinazione da spuntare in fretta: è un viaggio dentro la Thailandia più autentica, quella che non trovi nelle cartoline. Al momento non proponiamo itinerari in Isan: è una regione da organizzare in autonomia, tra voli interni, treni e basi strategiche come Khon Kaen, Korat e Ubon Ratchathani.

Una grande danza tradizionale isan in piazza di notte: decine di ballerine in costume dorato e verde scuro si muovono all'unisono sul tappeto rosso, nel nord-est della Thailandia

©️ @Marco Corallo

Un gruppo di donne isan con la gonna tradizionale sedute sul marciapiede davanti a un negozio chiuso, tra borse della spesa e cellulari in mano, nel nord-est della Thailandia

©️ @Marco Corallo