Phi Ta Khon: il festival delle maschere e dei fantasmi a Loei (date 2027)
Immagina una piccola cittadina di montagna nel nord-est della Thailandia, dove per tre giorni all’anno la gente del posto scende in strada travestita da fantasma: maschere dipinte a mano con nasi lunghissimi, costumi a patchwork tintinnanti, spade di legno e razzi di bambù che sparano verso il cielo. È il Phi Ta Khon, il festival delle maschere e dei fantasmi di Dan Sai, in provincia di Loei: uno degli eventi più antichi e più folli del Paese. Ti raccontiamo di cosa si tratta, quando si svolge e come organizzarti per viverlo.

©️ @[E.D.W.](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Phitakon_masks.JPG) – Pubblico dominio
Che cos’è il Phi Ta Khon
Il Phi Ta Khon si svolge ogni anno a Dan Sai, un distretto rurale di circa 35.000 abitanti nella provincia di Loei, 520 chilometri da Bangkok, nella regione del nord-est thailandese nota come Isan. Il nome completo dell’evento è Bun Luang e Phi Ta Khon: un misto di cerimonia buddhista di merito, riti animisti molto più antichi e pura festa paesana, legata all’inizio della stagione delle piogge e alla semina del riso.
L’ingresso è gratuito e aperto a tutti: non ci sono biglietti né zone riservate, solo la strada principale del Paese che si riempie di maschere. Negli ultimi anni il festival richiama oltre 100.000 visitatori, in gran parte thailandesi: come straniero ti sentirai parte di una festa autentica, lontana dai circuiti turistici di massa. Se vuoi inquadrare la destinazione, nella nostra guida all’Isan trovi il contesto di questa regione dai templi khmer alle tradizioni della cucina isan.
La leggenda del principe Vessantara e dei fantasmi che seguono la gente
Il cuore del festival è una storia buddhista, il Vessantara Jataka: il racconto di una delle vite precedenti del Buddha, quando nacque come principe Vessantara, celebre per una generosità portata all’estremo. Il principe donò via via l’elefante bianco sacro del regno, il carro, i figli e infine la moglie; dopo gli anni di esilio nella foresta, tutto gli fu restituito e fece ritorno in patria accolto da una festa immensa.
La leggenda dice che i festeggiamenti furono così chiassosi e gioiosi da svegliare i morti: gli spiriti della foresta e gli antenati risalirono dalle tombe per unirsi alla danza. I personaggi mascherati del Phi Ta Khon rappresentano proprio questi fantasmi. Il nome stesso deriverebbe da “Phi Tam Khon”, che significa “fantasmi che seguono la gente”: i “phi”, appunto, gli spiriti della tradizione thai.
I tre giorni del festival
La prima giornata è quella sacra. Prima dell’alba i medium locali scendono nel fiume Mun, che attraversa la zona, per invocare Phra Upakhut: una pietra raccolta sul fondo del fiume viene portata in processione fino al Wat Phon Chai, il tempio centrale di Dan Sai, dove resta per proteggere la festa. A presiedere il rito è Jao Pho Kuan, il medium ereditario del villaggio: è lui che, con un rituale di sorteggio, fissa ogni anno le date del festival.
Il secondo giorno è il grande corteo dei fantasmi, quello che vale il viaggio. Centinaia di partecipanti di ogni età sfilano lungo la strada principale con maschere e costumi costruiti a mano, danzando al suono dei campanacci e delle bande di mor lam, la musica folk dell’Isan. In testa alla processione camminano i Phi Ta Khon Yai, i “grandi fantasmi”: due figure giganti su telaio di bambù che chiudono simbolicamente l’anno passato. Nel cielo volano i razzi di bambù, un rito propiziatorio per chiedere pioggia e un buon raccolto, ereditato dal festival dei razzi dell’Isan.
Il terzo giorno il tono cambia: dentro il Wat Phon Chai i monaci tengono le prediche buddhiste, fino alla recita del Vessantara Jataka, la stessa che ha dato origine alla festa. Molti visitatori ripartono dopo il secondo giorno, ma se resti capisci cosa il Phi Ta Khon significa davvero per la comunità di Dan Sai: non solo maschere, ma fede.

©️ @[Surakrit](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Phi_Ta_Khon_mask_festival.JPG) – CC BY-SA 3.0
Le maschere di Phi Ta Khon: come sono fatte
Ogni maschera è un pezzo unico, costruito con materiali che si trovano in ogni casa contadina dell’Isan. La corona è un “huat”, il cestello di bambù usato per cuocere il riso glutinoso; il viso è la guaina della foglia di palma da cocco, ammorbidita nell’acqua per giorni e poi dipinta a mano con disegni geometrici e fiamme stilizzate. Il naso, il tratto più riconoscibile, è un pezzo di legno intagliato a forma fallica: non è una boutade, ma un rimando ai “palad khik”, gli amuleti di fertilità di origine anteriore al buddhismo, che nel mese della semina sono preghiere per ottenere piogge abbondanti.
I costumi sono altrettanto artigianali: pantaloni e camicie a patchwork colorati, con campanacci, lattine e tappi cuciti sopra per fare il più rumore possibile durante la danza. Al Wat Phon Chai si trova il museo del Phi Ta Khon, con maschere e costumi storici esposti tutto l’anno a ingresso libero: vale la pena della visita anche fuori dalle date del festival, per capire la varietà dei disegni.

©️ @[Sailko](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tailandia,_aa.vv.,_maschere_dei_geni_del_sole_phi_ta_khon,_2013.jpg) – CC BY 3.0
Phi Ta Khon 2027: le date del festival
Tieni bene a mente: le date del Phi Ta Khon non sono fisse. Ogni anno vengono scelte dal medium del villaggio con un rituale e in genere cadono tra la metà di giugno e l’inizio di luglio, all’arrivo della stagione delle piogge. L’edizione 2026 si è svolta dal 20 al 22 giugno, con gli eventi concentrati tra il municipio del distretto di Dan Sai e il wat Phon Chai, come confermato dall’Ente del Turismo della Thailandia. Le date 2027 non sono ancora state annunciate: secondo le ultime informazioni disponibili, è ragionevole aspettarsi una finestra simile, tra metà giugno e i primi di luglio del 2027, con l’annuncio ufficiale nei mesi che precedono l’evento.
Il nostro consiglio è di monitorare i comunicati dell’Ente del Turismo della Thailandia prima di prenotare voli e hotel non rimborsabili, e di organizzarti con largo anticipo: nei giorni del festival gli alloggi di Dan Sai esauriscono le camere con mesi di anticipo. Se ami i grandi eventi tradizionali thai, un altro appuntamento da segnare in calendario è il festival delle lanterne del Loy Krathong, che segue anch’esso il calendario lunare.
Come arrivare a Dan Sai
Dan Sai è una destinazione da raggiungere con calma: è questo isolamento che ha preservato l’autenticità della festa. Le opzioni principali sono tre:
- Il volo per Loei (LOE), l’aeroporto più vicino, da Bangkok Don Mueang con le compagnie domestiche: il volo dura poco più di un’ora e i biglietti partono da circa 1.500 baht. Da Loei a Dan Sai restano circa 83 chilometri, coperti in circa 90 minuti tra minivan e taxi.
- Il bus diretto dalla stazione di Mo Chit a Bangkok: considera da 8 a 10 ore di viaggio, con tariffe nell’ordine dei 350-600 baht. In alternativa, bus fino alla città di Loei e poi trasferimento in minivan.
- L’auto a noleggio: circa 520 chilometri e 6-7 ore di strada da Bangkok, attraverso Phetchabun, su una strada panoramica ma lunga. Ha senso solo se vuoi girare anche i dintorni.
Per dormire, la scelta migliore è Dan Sai stessa: ci sono un resort di buon livello appena fuori paese e alcune guesthouse e homestay essenziali ma genuine. Se le camere in paese vanno in full booking, la città di Loei dista circa un’ora e mezza e offre molta più scelta: con un’auto a noleggio resta un’opzione pratica, altrimenti il trasferimento quotidiano si fa pesante.
I nostri consigli pratici
- Prenota per tempo: alloggio e voli per Loei vanno presi con mesi di anticipo per le date del festival.
- Arriva presto nella mattina del secondo giorno: il corteo è al meglio con la luce morbida delle prime ore e prima che la folla arrivi.
- Preparati al clima: a giugno nel nord-est fa caldo e l’umidità è alta, e gli acquazzoni pomeridiani sono frequenti. Crema solare, cappello e un poncho leggero sono sufficienti.
- Porta un repellente per le zanzare: sono inevitabili nella stagione delle piogge. Nella nostra guida su come proteggersi dalle zanzare in Thailandia trovi i prodotti che ti consigliamo.
- Chiedi prima di fotografare durante i riti religiosi e le cerimonie nel tempio, e togliti le scarpe prima di entrare nei padiglioni del Wat Phon Chai.
- Considera l’evento con le giuste aspettative: è la festa di una comunità contadina, non uno spettacolo turistico, e la sera il lao khao, il whisky di riso locale, scorre a fiumi.
Se il nord-est del Paese ti affascina ricorda che lungo il Mekong si manifestano anche i Naga Fireballs, le misteriose luci che salgono dal fiume in ottobre. Due facce della stessa Isan: quella festosa e quella più misteriosa.
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